di MARGHERITA MAGNONI

Come ogni mattina, ci svegliamo a suon di padelle sbattute e urla. Sono le cinque di mattina, l’ora più buia, più fredda. Si gela in mezzo alle montagne con la neve candida e bella, che però in poco più di un’ora, se non sei coperto bene, può congelarti e ucciderti. Un odore nauseante ci invade le narici: “la colazione è pronta” grida il generale insolitamente calmo, ma pur sempre con un tono che potrebbe raggiungere le vallate ai piedi della montagna. Una sbobba, una poltiglia beige è la nostra “colazione”: collosa e bollente, non la mangerei per nessun motivo al mondo, ma è l’unica cosa che in queste mattine gelide ci permette di avere la forza per continuare il nostro cammino. La sera prima, il generale, in un impeto di gentilezza aveva offerto a tutti i soldati un bicchiere di vino, di grappa o una birra. Insomma a fine serata erano tutti ubriachi da non riuscire a barcollare fino ai letti, tanto che molti avevano dormito per terra, sopra gli zaini o addirittura nel fango, come gli animali. Solamente io ero rimasto lucido: non mi piace bere e soprattutto volevo capire quel gesto di gentilezza da parte del generale, solitamente insensibile e irremovibile ai desideri dei soldati. 

Il sole sorge e scalda un poco noi uomini in mezzo ai ghiacci; nel mentre ci infiliamo la casacca per non morire dal freddo e gli zaini, pesanti come massi e ingombranti. Io ancora insonnolito, riesco a stento a portare quell’enorme zaino. 

Con il macigno sulle spalle, vedo i miei compagni, che silenziosi si preparano, spenti, vuoti, sembrano incoscienti. Come niente fosse si mettono in fila; vado anche io, ma ancora non capisco cosa stia succedendo. Punto lo sguardo avanti: “perché siamo in fila?” penso. Continuo a guardare, sposto lo sguardo ovunque, poi lo vedo: il comandante sta distribuendo armi lasciando ogni soldato dicendo: “Ti servirà, tienila stretta”.

 A questo punto mi calmo, non mi sembra un cattivo presagio, perché ancora non mi è chiaro cosa significhino le armi, l’alcool e quella gentilezza: l’avrei capito solo dopo. Prendo l’arma, un fucile molto pesante con la canna arrugginita, ma non c’è niente di meglio. Ci incamminiamo in mezzo al freddo, ma in compenso osserviamo un bellissimo panorama: si vede l’intera valle con il sole che illumina i tetti delle case, e che scioglie la neve con quel debole calore che emana. 

Dopo un paio d’ore di camminata arriviamo in un lungo corridoio scavato nella terra, una trincea, la prima che io abbia mai visto. E’ sporchissima, c’è sangue ovunque, troviamo ancora qualche soldato morto o lasciato lì a morire. Il generale fa finta di niente, sembra disumano, come fa a resistere alle urla di quei poveri soldati, sfiniti, che hanno combattuto per difenderci? In quel momento il generale ci dice che quando sentiremo il primo sparo, dovremo cominciare a correre fuori dalla trincea. Non capisco cosa sta per succedere e neanche posso immaginarmelo. Il comandante, con la sua vena pulsante in testa, grida più forte che può, sbraitando parole d’incoraggiamento, ma la paura supera ogni limite, sto lottando per la mia patria, ma io non ho scelto di essere lì, la guerra è sbagliata, e io sono stato costretto. Neanche il tempo di finire il mio pensiero che nel momento meno aspettato, il silenzio viene interrotto e un assordante sparò buca l’aria. Quello è il segnale. Cominciamo a correre, più veloce che possiamo, alcuni con le lacrime agli occhi. 

Mi batte forte il cuore, e con il pesante fucile e la disperazione nell’anima, corro verso la terra di nessuno, non sapendo quello che mi aspetta. Velocemente, uno per uno vedo i miei compagni cadere per mano nemica, gridando a squarciagola il dolore di un pesante proiettile che ti colpisce. 

Guardo avanti, vedo uno dei soldati nemici, e un attimo dopo sento un dolore lancinante al petto. Inaspettato. 

Mi guardo la giacca: non provo più niente e senza neanche accorgermene, anche io sono per terra con i miei compagni, morto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...