di Andrea De Lucia IVF

Il 3 maggio è stata dichiarata a partire dal 1993 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la “Giornata mondiale della libertà di stampa”, con lo scopo di concedere la giusta rilevanza a questo diritto e a quello della libertà di parola e di espressione, valori considerati alla base di uno stato democratico, seppur tutt’oggi ne assistiamo ad una graduale restrizione da parte di governi e istituzioni che, anche a causa di ciò, presentano sfumature puramente dittatoriali: tonalità di colore che chiunque possieda una coscienza civile, uno spirito critico o semplicemente abbia aperto un libro di storia spera che nel 2021 possano non essere più visibili sulla tela, ormai non più bianca, che è il nostro pianeta.
Quest’anno tale giornata, per continuare con la metafora della pittura, possiamo dire che cada a pennello, soprattutto alla luce degli ultimi eventi che hanno caratterizzato il palinsesto televisivo del nostro paese e che hanno aperto importanti dibattiti e discussioni non solo tra personaggi di spicco, che hanno sfruttato la propria popolarità per condividere la propria opinione, ma anche tra persone comuni, che hanno preso la palla al balzo per aprire momenti di confronto.
Ecco, sarebbe interessante e oserei dire puramente democratico, se riprendiamo in considerazione la libertà di parola e di espressione un fondamento della democrazia, se ciò che ho appena definito discussioni, dibattiti e momenti di confronto fossero stati e continuino ad essere pure occasioni di incontro tra filoni di pensiero differenti, se non spesso opposti, e di arricchimento personale, mantenendo un atteggiamento aperto e disponibile nei confronti di ciò che si presenta come “avversario”, sprovviste di ogni tentativo di prevaricazione e unilateralità.
Venerdì 30 aprile su canale 5 dell’emittente televisiva Mediaset è andato in onda il programma “Felicissima Sera” in cui i due conduttori, i comici Pio e Amedeo, nel corso della serata si sono esposti in un monologo definito “contro il politically correct”, esponendo l’idea per cui le intenzioni siano più importanti delle parole utilizzate, giustificando quindi l’utilizzo di termini solitamente usati in senso discriminatorio, rifiutati proprio per questo motivo dai cosiddetti “politicamente corretti”, se utilizzati senza voler essere scortesi o come motivo di insulto.
Sabato 1 maggio su Rai 3 è andato on onda, come ogni anno, il tradizionale “Concertone” in occasione della festa dei lavoratori, in cui tra i vari interventi degli artisti che hanno calcato il palco, quello che più ha attirato l’attenzione mediatica è stato il monologo del rapper Fedez, il cui obiettivo consisteva nel criticare l’atteggiamento evidentemente omotransfobico degli esponenti del partito di centrodestra della Lega e la loro conseguente opposizione all’approvazione del ddl Zan, per poi scagliarsi contro la dirigenza della rete televisiva nazionale, denunciando un tentativo di censura e di ostruzione alla sua intenzione di portare sul palco la sua opinione e un messaggio condiviso sicuramente da parte della popolazione, citando anche nomi e cognomi di esponenti del partito che hanno dimostrato un atteggiamento antagonista alla comunità lgbtq+.
Insomma la giornata di ieri ha chiuso un fine settimana in cui il concetto di “parola” e di “libertà di espressione” è stato al centro delle dinamiche della nostra società.
È lecito utilizzare parole con senso discriminatorio, spesso anche per una valenza storica, se non rispecchiano le medesime intenzioni? Quanto peso effettivamente hanno le parole?
È lecito per un’artista esprimere la propria opinione? È giusto che un intervento per un programma televisivo debba passare per quella che è stata definita “un’approvazione politica”?

Ora non sono qui per prendere posizione o per affermare se abbia ragione Fedez o la Rai, che da parte sua nega di aver effettuato censura, o se i termini che tradizionalmente conosciamo per l’associazione che sono soliti avere con azioni discriminatorie debbano essere motivo di riso per i diretti interessati colpiti da essi perché privi di fondamento, tuttavia questo non significa che non abbia un’opinione a riguardo, ma semplicemente che l’intento di queste poche parole è far riflettere su ciò che è successo in questi giorni e sull’importanza del tema celebrato in questa giornata, magari permettendo di aprire un dibatto caratterizzato da un senso critico e di ascolto. Ma bisogna ricordare che anche se la mia intenzione fosse quella di sbilanciarmi ed esprimere il mio pensiero, proprio per tale diritto messo in rilevanza nella giornata celebrata ieri, avrei tutta la libertà di farlo.
In tutto ciò, al di là di tutte le ideologie controverse che possono scontrarsi, di una cosa dovremmo essere tutti certi: la potenza delle parole è inestimabile e non possiamo continuare a sottovalutarla. La libertà di espressione di un libero pensiero, seppur possa essere considerata un valore imprescindibile e innegabile, ai giorni nostri non può ancora essere dato per scontato o per certo, e ciò non deve essere ammissibile. Un paese democratico non è solamente un luogo in cui è possibile avere diritto di parola, ma deve rappresentare anche uno spazio in cui sia presente la disponibilità di ascolto e di propositività ad un confronto educativo.
Insomma la nostra epoca si sta dimostrando sempre più attenta all’utilizzo delle parole, e se da una parte questo avviene per una questione di rispetto, da un’altra parte è anche per il fatto che il diritto di espressione è ritenuto un valore non compromettibile; ciò su cui bisogna fare attenzione tuttavia è non confondere la libertà di esprimere un proprio pensiero con il diritto di offendere e discriminare, perché in tal caso non si tratta di esercitare un diritto civile, bensì semplicemente si tratta di ignoranza, maleducazione e inciviltà.
Le parole sono importanti, sono armi, in grado di farci godere della nostra libertà, una libertà di espressione che dovrebbe essere concessa a tutti senza motivi di critica per l’essenza del gesto in sé, ma allo stesso tempo, se non utilizzate adeguatamente, sono in grado di toglierla a qualcun altro. Dovremmo imparare a fare attenzione ed educarci all’utilizzo di esse. Perché sono il mezzo con cui ci esprimiamo, quindi no, non possiamo considerarle SOLO parole.

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