progetto della classe 4F

SESTRENKA (The Sister), film di Aleksander Galibin

La classe 4 F che fa parte della giuria de VVFilmF (https://www.vittoriofilmfestival.com) per la sezione Visentin, ha elaborato, con un lavoro di scrittura collettiva a distanza (scad), la recensione del film SESTRENKA di Aleksander Galibin (trailer: https://vimeo.com/362113357).

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La brutalità della guerra, i padri strappati alle famiglie, i bambini che vogliono andare a soccorrere i genitori è come se fossero inseriti nel quadro della storia di un glorioso cavaliere russo che la nonna racconta al nipote prima di andare a dormire. (Giacomo Liva)

La realtà crudele della guerra ci viene innanzitutto mostrata con la leggerezza con la quale essa viene affrontata dal giovane Yamil, protagonista ingenuo degli eventi drammatici che stanno avvenendo. In contrapposizione ci viene mostrata la visione più consapevole di quegli adulti che purtroppo hanno vissuto in prima persona situazioni inimmaginabili e inumane. È presentata infine anche la visione di Oksana, bambina anche lei, ma che la guerra l’ha vissuta in prima persona, conosce gli orrori della morte e sa che nessun bambino dovrebbe mai desiderare di andare a combattere al fronte, lei la guerra la vede già come la vedono i grandi. (Cristina Giuliani, Ilaria Varsi, Federica Vassallo)

E’ interessante il fatto che la vicenda sia narrata dal punto di vista dei bambini. Mi è sembrato infatti che il regista abbia voluto farci vedere direttamente dal loro sguardo molti aspetti della loro vita, dai momenti di quotidianità nel villaggio in cui vivono alla leggerezza puerile con cui affrontano una situazione così difficile come la guerra. Questa nel film sembra essere vista come un gioco di ruolo di cui anche i bambini vogliono fare parte. I nazisti sono i nemici che assaltano e conquistano posizioni; i socialisti invece sono gli eroi, che si battono al meglio per ottenere il bottino, la vittoria. I più piccoli però non hanno nemmeno le carte per partecipare, ma sperano di ottenerle attaccandosi una spilla su un cappello e sgattaiolando in un treno. (Alice Trada e Nadine Briem)

Loro vogliono andare! Vogliono andare al fronte a combattere i nazisti e ad aiutare il padre ancora lì. I bambini prendono con profonda serietà questo pensiero, accompagnati sempre dalla leggerezza e dalla spensieratezza di un bambino, che non riesce a dare la giusta importanza alle situazioni, essendo ancora poco esperto di vita. (Rocco Scaglia)

Molto interessante e particolare è la concezione della guerra dal punto di vista dei due bambini del villaggio che il regista ci mostra: i loro dialoghi, le loro avventure e ciò che ci viene mostrato durante il film fa comprendere una realtà apparentemente inconcepibile per chi non l’ha vissuta. (Cristina Valota)

I produttori riescono a introdurre all’interno dello spettatore la drammaticità della guerra senza rappresentare scene belliche. La paura si può sentire dentro al villaggio, in base a come vivono persone sovietiche di diverse nazionalità, come si sono mobilitati per la vittoria, come hanno condiviso tra loro l’ultimo pezzo di pane, per poi gioire per l’aspettato termine del conflitto. (Simone Torbol)

Ho trovato molto interessante nel film l’analisi di aspetti della guerra portati nella vita del piccolo paesino: gli sfollamenti, la carenza di cibo, la prigionia come carceriere e come carcerato, la volontà di fare la propria parte, la lontananza dai familiari e l’aspetto fondamentale della guerra: la morte. (Giacomo Massone)

Questo film, a mio parere, tratta in sordina, quasi per adeguarsi all’atmosfera surreale dell’opera, molte tematiche, tra cui la storia di Yamil, una metafora dell’essere umano, a volte troppo “bambino” e a volte troppo “adulto”, che tenta di giostrarsi tra la vita sociale all’interno del villaggio, l’essere “l’uomo di casa” per sostenere la madre, il suo desiderio di essere un bravo fratello e quello di scendere a patti con la mancanza del padre, soldato al fronte. Dunque dalla storia di questo bambino, spinto a diventare prematuramente adulto da una vita che lo trascina in avanti senza alcun presupposto di scelta, emerge la dualità all’interno della quale il nostro protagonista combatte, narrata abilmente in molte scene della pellicola, che ne ritraggono diversi punti di vista. (Lua Quagliarella e Filippo Carpaneto)

Il film è caratterizzato da una notevole contrapposizione tra odio e amore, temi che non si trovano mai insieme nelle singole scene ma che sono sempre presenti se si presta attenzione al quadro generale: il primo nei confronti dei soldati, della guerra, delle morti causate nel villaggio, il secondo nella serena pace familiare, nella tenerezza che si crea tra i due personaggi principali. Interessante infatti in particolare il rapporto tra Yamil e Oksana, cresciuti con due prospettive diverse sulla guerra, ma accomunati fin da subito da una profonda fratellanza che emerge nei piccoli e dolci gesti d’affetto: i continui tentativi del protagonista, che a causa della mancanza del padre si sente già uomo di casa, per far imparare il baschiro a sua sorella, per farla integrare nel paese e proteggerla ad ogni costo; il porgerle anche la sua zuppa a tavola, dopo aver notato la fame e la voracità con cui mangiava; il suo coraggioso ed improvviso buttarsi nel fiume, pur non sapendo nuotare, per recuperare una delle sue nuove scarpette rosse. (Emma Sigon e Alfonsina D’Auria)

Questo film mi ha colpito particolarmente perché l’ho trovato molto diverso rispetto agli altri film storici nei quali sovrasta la violenza e la crudeltà. Quello che ha di differente è che i personaggi del film si presentano molto umani nei confronti dello straniero e questa caratteristica la vediamo in Yamil, nella mamma di Yamil e nei nonni di quest’ultimo; fin da subito loro accolgono la piccola Oksana nella propria abitazione accudendola e considerandola come una figlia. Yamil infatti fin dall’inizio si mostra accogliente e prottetivo nei confronti della bambina che all’inizio mostra un certo distacco verso di lui. Questa umanità la troviamo anche nelI’ufficiale che trova Yamil e il suo amico Marat all’interno del treno e nonostante loro non volessero rispondere alle sue domande lui decide di lasciarli nel suo ufficio al posto che in cella fino all’arrivo dei familiari. Notiamo infatti un esempio di realtà diversa , una realtà che si mostra lontana dall’ ambiente bellico pur essendolo. (Sabrina Bajraktari)

Il regista riserva una particolare attenzione alle dinamiche fra i personaggi, non limitandosi solo alle interazioni fra quelli che vediamo più spesso, ovvero i bambini, ma mostrando estrema cura nell’inserimento di altre figure, che contribuiscono a rendere la vicenda coinvolgente e realistica. La narrazione così assume un andamento quasi corale che vede al centro di ogni scena vari personaggi, spesso contrapposti per età, carattere o ruolo, che donano un andamento vivace e dinamico al racconto. (Giorgia Focanti)

Galibin, il regista di questo film, ha ben presente la lezione di Čechov, secondo cui, se all’inizio della storia si accenna a un chiodo piantato in una parete, alla fine il protagonista dovrà impiccarsi proprio a quel chiodo. Nel suo racconto, infatti, ogni dettaglio diventa significativo nella narrazione complessiva: nella primissima scena, ad esempio, il padre del protagonista salva Oskana dal forno e lascia un messaggio sulla parete di casa sua con precise indicazioni sul villaggio in cui l’avrebbe messa al sicuro, così che il padre, se e quando fosse tornato dalla guerra, capisse che sua figlia era ancora viva e dove trovarla. (Sara De Rosa)

La particolarità di tale rappresentazione non risiede tanto nella trama in sé quanto nel suo carattere folkloristico e quindi nella descrizione dettagliata e realistica di quella che era la vita degli abitanti di una piccola comunità campagnola della Russia dell’epoca, offrendo, con l’insinuazione di un’atmosfera di isolamento e di distacco dallo spazio circostante, uno scorcio originale sullo scenario mondiale soggetto alla guerra; veramente interessanti sono, infatti, le riprese della vita quotidiana nel villaggio, che ci permettono di scoprire e immergerci in una cultura molto diversa e lontana dalla nostra, sia geograficamente che a livello culturale e storico. (Giulia Maschio, Elisabetta Carosella e Andrea De Lucia)

Il film si sviluppa su un piano poetico e pittoresco, poiché scandito su una particolare dolcezza e tenerezza dovuta alla costruzione delle scene su personalità calde, famiglie amorevoli e saggezza infantile, la quale più volte si trova a dover far fronte alla realtà. A parer mio importante è anche la scelta della colonna sonora realizzata da Ilya Dukhovnyy che trasmette tranquillità, speranza e allo stesso tempo la drammaticità del contesto. (Matilde Colucci)

Degna di nota è l’abilità del regista e la sua grande profondità che rendeva agli occhi dello spettatore più facile entrare nel film ed immedesimarvisi, cosa che ho notato soprattutto in scene minori come Yamil che offre ad Oksana I suoi giochi per aiutarla a sbloccarsi, o Yamil che passa la notte con la testa incastrata tra le sbarre delle finestre, scene frammentarie ma molto efficaci poiché rendono, tramite la normalità e l’innocenza del contesto, la dimensione realistica. (Riccardo Rignanese e Pietro Gismondi)

Il film è inoltre degno di nota per quanto riguarda la fotografia, con la quale il regista riesce a costruire una cornice adeguata per ogni scena, sia rendendo di grande impatto momenti altrimenti poco significativi sia sottolineando il passaggio da momenti di intensa gioia a momenti dolorosi di grande tristezza, come vediamo ad esempio nella scena in cui Yamil, appena scoperta la morte del padre, corre in una distesa erbosa e scoppia a piangere disperato tra le braccia della madre che lo rincorre, ripresa che colpisce particolarmente in primo luogo perché effettuata dall’altro, probabilmente con l’utilizzo di un drone e, in secondo luogo, perché crea una forte contrapposizione emotiva dato che si svolge in contemporanea ai festeggiamenti di tutto il paese per la fine delle guerra. (Martina Tanzi e Eleonora Billo)

In particolare mi è parso fondamentale per il mantenimento della genuinità originale del film il fatto che non fosse doppiato, in primo luogo per mantenere intatto il legame tra espressione e parola, e poi per immedesimarsi in modo più diretto, mediante i suoni tipici dell’idioma, nell’ambiente del paesino russo, lasciando esplicite le frizioni tra le diverse lingue che vengono parlate. (Giacomo Ippolito)

Guardare questo film mi ha mostrato un nuovo modo di guardare al passato; le grandi guerre infatti spesso vengono studiate attraverso numeri e date che facilmente ci danno l’idea di una cosa lontana a noi, una faccenda di soldati e di armi, di politici e di potere, quello che però è più difficile da comprendere per gli studenti è che anche chi non era al fronte è stato affetto da questo mostro che ha dilaniato città e distrutto vite. Le persone comuni, come noi, hanno infatti dovuto trovare un equilibrio nell’instabilità e creare nuove quotidianità, come essere pronti a ricevere una lettera che li avrebbe lasciati senza padre o senza marito o senza un fratello, o come non esitare ad aiutare qualcun altro senza fare domande perché la guerra per quanto è tremenda rende tutti vittime. (Alina Magistretti)

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l’incontro del 18 novembre con il protagonista del film

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