Di ANITA FRASSI

“We are the Stonewall girls
We wear our hair in curls
We wear no underwear
We show our pubic hair
We wear our dungarees
Above our nelly knees!”

Le prime ore del 28 giugno 1969 segnano la nascita del movimento LGBTQ+ e della lotta per i suoi diritti. 

Gli avvenimenti di quella notte portarono ad una vera e propria rivoluzione sociale nata dall’ennesima retata allo Stonewall Inn, nel Village a New York, e ora sono iconici per la comunità e il mondo intero.

Negli anni precedenti la politica della città di New York contro gli omosessuali si era alleggerita, anche se negli anni sessanta l’omosessualità era ancora illegale in quarantanove dei cinquanta stati, e chiunque fosse ritenuto in qualche modo diverso dal canone cis-het era soggetto a violenze e discriminazione. 

Lo Stonewall aveva tutti i requisiti per essere oggetto di un’incursione della polizia per via dei suoi legami con il crimine organizzato, della mancanza di licenza per la vendita di liquori e per la nota fama di gay bar.

Con l’incursione della polizia e la resistenza opposta da chi si trovava allo Stonewall, cominciarono dei veri e propri riots, con azioni violente da entrambe le parti. 

La rivolta iniziò perché ormai il clima socio-politico era favorevole: i movimenti anti-autoritari del ’68, i Black Panthers e altri gruppi di giovani rivoluzionari erano nel pieno della loro lotta e in tutto il paese il desiderio di rivendicazione dei propri diritti spingeva le minoranze a manifestare i propri disagi e a lottare. 

Questa fu la principale spinta dei moti: la frustrazione sentita da una minoranza che non aveva alcun diritto né libertà di esprimersi, e che doveva reprimere la propria identità e la profonda tristezza per la morte di Judy Garland. 

Nelle ore successive alla retata, coloro che si trovavano allo Stonewall iniziarono ad attaccare la polizia: si dice che Sylvia Rivera fu la prima a lanciare una bottiglia o le sue scarpe col tacco contro la polizia e che da quel momento fuori dal locale si radunò una tale folla da far continuare questa rivolta fino al primo di luglio, praticamente due giorni dopo.

Altra protagonista della rivolta fu Marsha P. Johnson, amica della Rivera con cui fondò lo S.T.A.R. (Street Transvestite Action Revolutionaries), che venne uccisa nel ’92; insieme a lei anche Stormé DeLarverie fu una figura importante durante questo momento che lei stessa definì “a civil rights disobedience”.

Successivamente si creò il gruppo Gay Liberation Front, che fu il primo a parlare apertamente di diritti degli omosessuali e in circa un anno si diffuse nelle università e in tutta la città. 

Anche nel resto del mondo questa insurrezione portò alla nascita di moviementi simili al Gay Liberation Front nel giro di poco tempo, in Italia il primo movimento di liberazione omosessuale si creò nel 1971. 

Nel ’70 ci fu una manifestazione commemorativa nel Greenwich Village: fu il primo Gay Pride; da quel momento giugno divenne il Pride Month e ogni anno il 28 si celebra questo meraviglioso movimento con una parata.

Grazie a quel paio di tacchi lanciato, a chi ha combattuto non solo fisicamente quella notte, ma politicamente e socialmente negli anni che seguirono e che lotta ancora oggi, noi giovani possiamo essere educati ed informati, possiamo essere veramente noi stessi e mostrarci per come siamo.

Non abbiamo finito di lavorare sui nostri diritti, la situazione può essere migliorata ancora, basta non perdersi d’animo e ricordarsi che “We are everywhere!”. 

questo articolo fa parte dello “Speciale queer”, pubblicato dall’urlo insieme al quarto numero dell’anno 18/19

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