DI RICCARDO BIROLI

Scandalosa. Questo è l’aggettivo da utilizzare per descrivere la vicenda che ha coinvolto il video-maker di Repubblica Valerio Lo Muzio, il giornalista che qualche giorno fa aveva ripreso con la telecamera una moto d’acqua della polizia con a bordo il figlio di Matteo Salvini ed era stato bloccato da due uomini a torso nudo che si erano presentati come poliziotti e gli avevano intimato di spegnerla.
Il motivo? “E’ una moto della polizia di Stato. Non va ripresa.”
“E’ un luogo pubblico e sono un giornalista” aveva ribattuto giustamente Lo Muzio.
“E noi siamo della Polizia. Te l’abbiamo detto tre volte. Mi stai prendendo per il culo? O l’abbassi o te la leviamo.” avevano risposto i due, prima di chiedergli il documento e di pronunciare queste parole vergognose: “Bene, ora sappiamo dove abiti”.
Un comportamento mafioso, intimidatorio, verso un uomo che aveva il diritto di fare quello che stava facendo e che stava esercitando la sua libertà in qualità di giornalista. Quel “Noi siamo della Polizia” che vorrebbe legittimare una differenza tra persone, tra chi ha indosso la divisa e può minacciare impunemente e chi la divisa non ce l’ha.
Per non parlare dell’oggetto in questione: la gita del figlio di papà Salvini sulla moto della polizia. Un’azione gravissima e risolta dal ministro in modo semplice con le parole “errore mio, da papà” strappando l’ennesimo applauso della cieca folla che inneggia al Papà italiano innocuo e buono.


Ma la storia non finisce qui. Ieri al Papeete Beach Salvini si è presentato in conferenza stampa per rispondere alle domande dei giornalisti. Tra di loro era presente Valerio Lo Muzio che ha incalzato Salvini chiedendogli spiegazioni circa le minacce ricevute dai due uomini.
“Non parlo di figli e di bambini che non fanno parte della polemica politica” è stata la frase ripetuta da Salvini che ha fatto il finto tonto e non ha risposto alle domande legittime del giornalista che un politico serio si premurerebbe di ascoltare e di risolvere. Soprattutto se è ministro della Repubblica Italiana, soprattutto se ha giurato sulla Costituzione, che garantisce le libertà in quest’occasione violate.
Non solo non ha risposto ma subito dopo è partito all’attacco: “Vada a riprendere i bambini in spiaggia visto che le piace tanto” trattando il giornalista come un pedofilo, prima di schernirlo invitandolo sul pedalò a fare un giro “visto che sei maggiorenne”. Sono parole che trasudano di volgarità e aggressività e che si commentano da sole.

Se un uomo che parla solo per slogan, che permette che le libertà individuali e la libertà di stampa vengano messe a repentaglio dai suoi agenti della scorta, che insulta i giornalisti e i dissidenti, comportandosi come chi la politica la urla al bar e non la fa seriamente in Parlamento, è un rappresentante della Repubblica e, per di più, il politico italiano più apprezzato e votato, allora siamo messi veramente male e ci aspettano tempi bui. Teniamoci stretti i nostri diritti e cerchiamo di mettere luce in ogni modo e con ogni mezzo sulla vergognosa ignoranza e indifferenza che stanno dilagando in questo periodo storico prima che sia troppo tardi, prima che la forza diventi diritto.

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