Di MARGHERITA MINELLI

Essere queer è normale, lo sappiamo tutti. Eppure non è bene mostrarlo; è un po’ come un vecchio zio antipatico: si sa che esiste e se ne prende atto, ma non abbiamo troppa voglia di vederlo.

La prova di questa affermazione sta nel fatto che di tematiche o storia LGBTQ+ si parla poco, non se ne parla per niente o se ne parla male. E’ necessario invece riconoscere l’estinzione di massa che ha subito questa comunità in tutto il mondo nel corso di secoli, estinzione che in molti luoghi non è ancora finita, ed è importante parlare, parlare e parlare per promuovere una società più sicura e consapevole per tutti.

Tanto per cominciare sappiamo tutti le gravità e violenze disumane che la seconda guerra mondiale e in particolare fascismo e nazismo hanno causato, ciò che però spesso dimentichiamo è che nei lager c’erano anche molti omosessuali (100 000 in Germania tra lager e prigioni), e quello che invece proprio ignoriamo è che dopo la liberazione e chiusura di questi luoghi la loro persecuzione non finì, poiché non essendo considerati vittime dei nazisti (dal momento che l’omosessualità era reato) vennero traferiti da questi campi ad altri luoghi di detenzione. Eppure non se ne parla. Anche oggi non se ne parla, perché in fondo faceva comodo, come fa comodo anche adesso: sull’amoralità dell’omosessualità erano d’accordo tutte le potenze del tempo, nessuna differenza tra americani, tedeschi, francesi o italiani.

Se fossero morti solo le persone gay nei lager sarebbe interessato a qualcuno? Assolutamente no. Infatti le vittime ci sono state e ci sono in ogni Stato: nelle carceri, negli ospedali psichiatrici, nelle strade, anche oggi cittadini come gli altri che non sono tutelati da leggi efficaci;  non vi è una legge contro l’omofobia, né il matrimonio egualitario, né tutele per le famiglie arcobaleno (o almeno non in tutta Italia). Ma su questo non sentiamo mai una mosca volare.

Allora perché non scoperchiare qualche scheletro nell’armadio dell’Italia?

Non sentiamo mai parlare degli omosessuali e transgender che fino agli anni ‘90 furono internati con la forza in ospedali psichiatrici, che attraverso trattamenti violenti e vere e proprie torture (come ad esempio l’elettroshock) promettevano una guarigione inesistente da una malattia altrettanto inesistente; o della quantità di malati di AIDS deceduti prima che la comunità scientifica si rendesse conto che questa non colpiva solo omosessuali e tossicodipendenti e aprisse la ricerca per medicine efficaci. Fu una vera e propria peste eppure ancora adesso l’educazione sessuale nelle scuole (se si fa) è assolutamente etero normativa, quando invece dovrebbe aprirsi a tutto lo spettro della sessualità e dell’identità di genere e promuovere un’attenzione maggiore al piacere e alla prevenzione di tutte le malattie sessualmente trasmissibili e non solo alla procreazione eterosessuale.

Dunque per le istituzioni le persone LGBT+ non esistono. Eppure esistiamo anche noi e no dopo tutti questi anni non ci avete spento, ci avete mutilato, dato sofferenze, accoltellato, ci avete ucciso, ma noi non siamo morti e adesso siamo qui non per chiedere vendetta, ma dignità e lo spazio per svilupparla in serenità.

Non è essere queer che è difficile, ma esserlo in questa società non solo etero normativa, ma anche etero formativa; nelle scuole e in molte famiglie spesso non c’è attenzione a queste tematiche, luoghi dove invece i/le ragazz* dovrebbero imparare a diventare se stessi, indipendenti e cittadini responsabili che si sappiano apprezzare e che abbiano stimoli per continuare a investire in questa società. Ma questo come può succedere se si vanno a creare cittadini di serie A e B? se i/le ragazz* vengono cresciuti automaticamente come etero e cisgender?

Sono passati 50 anni dai moti di Stonewall, molto è cambiato, ma non è abbastanza. Le discriminazioni sono ancora all’ordine del giorno e per queste non ci sono scuse.

Certamente è l’omofobia il problema, ma essa si nasconde dietro a varie forme: la nostra società ne è impregnata. 

Dunque è necessario far entrare queste tematiche nelle scuole e nelle famiglie: vogliamo sensibilizzazione su tutto lo spettro della sessualità e del genere e la promozione di un linguaggio rispettoso e corretto. Per questo abbiamo deciso di realizzare questo speciale: per segnalare una mancanza nella comunità scolastica; nella speranza che questo sarà solo l’inizio.

Facciamo entrare il gender nelle scuole! 

QUESTO ARTICOLO FA PARTE DELLO “SPECIALE QUEER”, PUBBLICATO DALL’URLO INSIEME AL QUARTO NUMERO DELL’ANNO 18/19

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