di ANDREA DE LUCIA

Caro uomo,

scusa se ti chiamo così, ma vorrei che tu, uomo, donna, bambino/a, ragazzo/a,  anziano/a, sappia che mi sto rivolgendo a te. Mi sto rendendo conto solo adesso, riempiendo queste prime righe di foglio bianco, di stare per rivolgere queste prossime parole anche a me stesso, ciò mi fa comprendere quanto io non mi conosca.

Mi sono reso conto infatti di non conoscerlo l’uomo, mi sono accorto di non conoscermi.

Per questo, e non solo, ho deciso di scriverti, caro uomo.

Per prima cosa vorrei conoscere la tua natura, la domanda apparirà scontata e sicuramente poco cortese, ma arrivati a questo punto la ritengo necessaria: “caro uomo, tu chi sei?”

“Chi sei? Cosa sei? Sei o non sei?” non ho paura della risposta che mi darai, basta che questa risposta esista e mi giunga.

Sai, io ho tentato di dare diverse ipotesi sulla tua essenza.

Ti chiamano essere vivente. Vivi? Sì.

C’è chi ti chiama animale. Perché no?! Ma diverso da un cane.

Perché, uomo, tu vivi e perciò hai potere e voce in capitolo su questo pianeta, ma allo stesso tempo sei diverso da qualunque altro essere che respiri, hai una marcia in più, o forse in meno: questo è ancora da capire.

Ma sai invece di cosa sono convinto?

Che tu non saprai dare una risposta alla mia domanda. Perché io non sono l’unico a non conoscerti, non ti conosci nemmeno tu stesso.

Parliamoci chiaro, già il fatto di non essere stato in grado di darti un nome che ti rappresenti e che vada bene e ti si addica in tutte le tue forme allo stesso tempo, dice molte cose.

Uomo, tu non sai chi o cosa sei, eppure continui comunque a vivere. Non riesco a comprendere questo tuo comportamento. Ma forse fai bene, è meglio così.

Caro uomo, parlando ancora della tua natura, non possiamo assolutamente non fermarci un attimo a discutere di un… come possiamo chiamarlo? Sentimento? Un concetto, definiamolo così, che ci si aspetterebbe ti appartenesse in maniera innata: l’umanità.

Spesso, purtroppo non troppo spesso, si sente parlare di umanità, come di un qualcosa dentro di te, un qualcosa di meraviglioso che ti rende, appunto, diverso, speciale; un concetto che parla di solidarietà, aiuto, compassione, comprensione, misericordia e così via.

Caro uomo, ti devo confessare che io l’umanità la reputo un concetto del tutto astratto, perché, seppure dovrebbe essere in te così naturale, io, a essere sincero, non sono sicuro di averla mai vista o toccata o gustata, ne ho solamente sentito parlare.

Forse è un bene così prezioso da doverlo utilizzare con parsimonia e io non ho ancora avuto l’occasione di assistere a uno di questi rari eventi. O forse ti sei semplicemente confuso, nuovamente, con i nomi e hai sbagliato a chiamare in questo modo tale concetto. 

In questo caso abbiamo un problema, caro uomo, poiché esiste un’abissale differenza fra ciò che dovresti essere e ciò che sei realmente, perciò io non ti ri-conosco, non posso riconoscerti e se non riesco a riconoscerti di conseguenza non posso proprio dire di conoscerti.

Ma probabilmente è un problema mio e mio soltanto. Sono certo che tu non ti faccia tutte queste domande. A cosa ti servirebbero? Tu vivi e continui a vivere, ciò ti è sufficiente. Perché dovresti imparare a conoscerti, ricercare un qualcosa che, probabilmente, una volta trovato, ti accompagnerebbe nella bara perché ormai tu sei troppo vecchio per continuare a respirare godendo di quella scoperta?!

Tu ti sei ritrovato qui senza chiederlo. Perciò abiti questo pianeta ormai come per abitudine, obbligo o normalità.

Ti voglio fare un’altra domanda, però: pensi che la Terra sia il tuo habitat naturale? Se ci pensi, tu ti sei ritrovato qui e perciò forse lo dai per scontato; ma ne sei sicuro?

Dal mio umile punto di vista, tu, caro uomo, questa Terra non sei in grado di abitarla. Tu la chiami casa, ma tu in questa casa ci sei nato direttamente dentro, non hai mai varcato una porta d’ingresso, né per entrare né per uscire, non hai mai dovuto avere la responsabilità di custodire o semplicemente tenere in tasca le chiavi di questa casa, non hai mai avuto il timore di perderle quelle chiavi. 

Tu sei nato qui e qui ci vivi, forse per questo ti senti legittimato a chiamare questo luogo casa ma allo stesso tempo ritieni di non avere responsabilità o doveri nei confronti di questa casa che abiti.

Pensi che qualcun altro si preoccuperà di lei, tu tanto un giorno la lascerai; ma vorrei farti notare che come non ha ingresso questa casa, non possiede nemmeno un’uscita, sei destinato a viverla per sempre.

Perciò, caro uomo, puoi chiamarla casa se lo vuoi, ne hai tutti i diritti, ma, per farlo, di questo casa devi averne cura.

Uomo sono ancora tante le cose che vorrei dirti, ma una in particolare mi sta a cuore.

Abbiamo discusso di umanità e di quanto per me sia un concetto astratto, ti vorrei dire che lo reputo astratto tanto quanto considero concreto un altro concetto: l’odio.

Concetto che io ho osservato e toccato e gustato anche troppo, concetto che credevo non potesse appartenerti, concetto a cui sei strettamente legato e ciò non lo posso comprendere.

Comprendo la paura, quella sì, la considero legittima, umana e naturale, ma l’odio, seppur figlio del timore, non posso e non voglio comprenderlo.

Perché se veramente esso fa parte della tua natura, allora io non posso fare altro che provare  disprezzo e odio per te, caro uomo.

Il mio intento era semplicemente quello di conoscerti, pensavo che in questo modo avrei potuto vivere in un modo migliore, forse con maggiore facilità, ma adesso che ho compreso anche troppo di te, vorrei bruciare questi fogli pasticciati di pensieri.

Volevo conoscerti perché avevo paura, ma adesso il mio più grande timore è proprio quello di conoscere te.

Probabilmente mi illudo, però voglio sperare che tu, in fondo, non sia così scarso nel dare i nomi e che quell’umanità un giorno possa diventare ai miei occhi concreta.

Uomo, io voglio amare e secondo me non è neanche difficile.

Tutto sta nel fatto se lo posso fare.  Io voglio credere di sì.

a presto,

un tuo incuriosito “ammiratore”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...