di RICCARDO BIROLI

L’Europa sta precipitando in un caos della cui portata non riusciamo a renderci conto. Il fascismo, il razzismo, il sessismo e tutte quelle pulsioni che credevamo di aver dimenticato, oggi stanno tornando alla luce e minacciano di distruggere tutto ciò che abbiamo costruito dal 1945 ad oggi.

Le ultime elezioni parlano chiaro: in tutti, o quasi, i paesi europei i partiti populisti di estrema destra, guadagnano consenso. Concentriamoci sull’Italia; la Lega il 4 marzo ha preso il 17,4 %  dei voti alla Camera e il 17,6 % al Senato, un risultato storico se diamo un occhio ai risultati del 2013 (allora solo il 4% votò Lega). Quindi è naturale chiedersi che cosa stia succedendo perché l’Italia non è affatto un’eccezione.

Le cause sono molteplici e impiegherei troppe righe per elencarle tutte, quindi mi limiterò a delineare quella che, secondo me, è la più rilevante.

In generale basta sapere che in tutto il mondo occidentale il capitalismo e la globalizzazione, che in ogni paese erano visti come portatori di prosperità e felicità per la maggior parte dei cittadini, hanno creato precarietà, insicurezza, paura, competitività fino all’egoismo, sentimenti ai quali i partiti moderati, soprattutto di centro-sinistra, non hanno saputo dare risposte.

In Italia il Pd ha notevolmente cambiato la linea politica originaria e, insensibile alle richieste e ai bisogni dei cittadini, si è progressivamente staccato dal popolo, chiudendosi in una politica che, pur mantenendo un assetto di sinistra nel campo dei diritti civili, si è avvicinata al centro-destra (una prova eclatante è la candidatura nella coalizione di centro-sinistra di Pier Ferdinando Casini, prima alleato di Berlusconi).

Il popolo quindi, vedendosi tradito, ha accumulato rabbia. E’ lì che sono entrati in gioco il Movimento 5 Stelle e la Lega che si sono accorti subito del momento favorevole e hanno convogliato la rabbia, i primi verso la classe dirigente in generale, i secondi verso gli immigrati, gli stranieri, i diversi.

In partenza alcune proposte del M5S (come il reddito di cittadinanza) sembravano giuste e “di sinistra” ma, ora che lo abbiamo visto formare il governo con la Lega e rimanere indifferente di fronte agli atteggiamenti violenti e xenofobi di Salvini, lo possiamo giustamente definire come un partito senz’anima, che vive solo per “andare contro”, indipendentemente dalla morale e solo al fine di ottenere consenso.

Non c’è dubbio, invece, che l’anima della Lega fosse di destra estrema sin dall’inizio tanto che ha raccolto voti anche dal campo del neofascismo; eppure molti ex-elettori di sinistra hanno deciso di mettere la crocetta sul partito di Salvini. Perché?

La Lega ha basato la sua intera politica sul problema dell’immigrazione e ha sfruttato la rabbia e la paura di uomini e donne in condizioni economiche difficili per dirigerle contro gli stranieri che fuggono dalla povertà, dalla fame e dalla guerra, scatenando una vera e propria battaglia tra poveri.

Gli italiani si sono così inorgogliti mentre ascoltavano lo slogan salviniano, preso in prestito da Casapound, “Prima gli italiani”, soggetti ad un campagna elettorale menzognera che ha ingigantito la questione migratoria e ha bollato gli esuli come illegittimi usurpatori dei posti di lavoro che spettavano a loro. Hanno quindi riposto la fiducia in un leader che sentivano vicino e sono stati in questo modo traviati verso l’idea sbagliata secondo la quale i responsabili e i colpevoli delle loro difficoltà sono gli immigrati. C’è voluto poco perché quest’idea degenerasse in un sentimento xenofobo e razzista che Salvini aveva previsto e che ha fomentato.

Come è stata possibile però una diffusione così capillare di queste considerazioni sbagliate sui flussi migratori? La risposta risiede nei sistemi di rete, nel web, nei social network. Se il potere, un tempo, per propagandare certe idee si serviva della censura e propagava un’unica verità, o meglio “una grande menzogna”(è il caso dei regimi del XX secolo), come dice Slavoj Zizek su Internazionale n. 1273, oggi, anche se il mondo è cambiato e tutti dovremmo avere a disposizione la verità oggettiva, esso riesce comunque a nasconderla. Lo fa in modo molto semplice: coprendola con tante falsità. Internet è un luogo in cui tutti hanno la possibilità di dire ciò che vogliono, senza nessun freno, e in cui le notizie più scottanti, gli slogan, i luoghi comuni, le frasi brevi e superficiali hanno la meglio.

Salvini e i suoi seguaci (tra di loro si pena possano essere annoverati anche gli hacker russi che contribuirono all’elezione di Trump) hanno infiltrato nel sistema tante voci bugiarde con l’intento di influenzare l’opinione pubblica. Il web è il terreno di gioco del presidente della Lega che, a suon di post, urla e inveisce contro le associazioni umanitarie, le Ong, l’Europa, i rom, gli immigrati etc. e difende ad ogni costo le forze dell’ordine, la sicurezza, l’uso delle armi, sdoganando così atteggiamenti violenti e aggressivi che vedono la forza fisica come mezzo legittimo se non auspicabile.

Alcune delle sue frasi sono scioccanti. Basti pensare al post in cui cita Mussolini nel giorno della sua nascita, il 29 luglio, riprendendo la sua frase “Molti nemici, molto onore” e modificandola in “Tanti nemici, tanto onore”, mantenendo comunque il senso e il legame con le parole del dittatore. Drammatici sono anche il suo slogan “Migranti, è finita la pacchia” con il quale vuole far credere che i profughi abbiano vissuto per molti anni, aiutati dallo Stato, in condizioni migliori rispetto a quelle degli italiani e suscitando in questi ultimi un sentimento nazionalistico e l’odio per gli stranieri “usurpatori” di cui abbiamo parlato prima, e la sua affermazione sui rom dei quali sosteneva di voler fare un censimento, azione completamente proibita dalla costituzione che impedisce i censimenti su base etnica (memore di quelli degli ebrei durante il ventennio fascista).

Oltre a queste dichiarazioni criminose possiamo aggiungere i suoi soliti “Non sono razzista, però…” che implicitamente legittimano il razzismo. Eclatante è il caso di Luca Traini, l’uomo, prima candidato leghista, che il 3 febbraio, a Macerata, ha volontariamente sparato a sei africani e che, dopo l’attentato, avvolto in una bandiera italiana, ha fatto il saluto romano su un monumento di epoca fascista. Dopo questo atto, Salvini ha parlato così: ”La violenza non è mai la soluzione ma l’immigrazione fuori controllo porta al caos, alla rabbia, allo scontro sociale”. Che cos’è questa se non un’implicita legittimazione della violenza e dei delitti contro gli stranieri? Il leader della Lega si nasconde dietro alle sue parole, formalmente inattaccabili, ma che sono la causa di questo progressivo aumento di sentimenti razzisti e fascisti. E’ quindi molto evidente il motivo per cui egli ottiene consenso anche nell’area neofascista.

In seguito all’ascesa di politici come Salvini e Trump stiamo assistendo ad una comune assuefazione a parole e comportamenti che prima non trovavano spazio e diffusione mediatica. E’ come se la nostra natura più selvaggia e primitiva, che considera nemico il diverso e che è mossa solamente dall’istinto di autoconservazione e dall’egoismo, riaffiorasse dopo anni in cui è stata soppressa e nascosta, in favore della razionalità. Questo sentimento intollerante e xenofobo diffuso è molto pericoloso e potrebbe portare ad una trasformazione interna della democrazia, se non alla sua fine.

E’ molto utile ricordare che dopo la prima guerra mondiale la situazione sociale italiana era molto simile a quella di oggi: la guerra (1914-1918), benché vinta, aveva lasciato povero il paese e aveva causato un inasprimento dei contrasti e delle tensioni sociali e si era diffusa l’idea secondo la quale l’Italia era stata defraudata dei frutti della vittoria. Fu proprio quel contesto che diede la possibilità al fascismo di guadagnare consenso a scapito dei partiti liberali, profondamente in crisi, di conquistare il potere nel 1922 e di instaurare un regime dittatoriale che durò per circa venti anni. La povertà, la precarietà e l’insicurezza avevano consentito l’ascesa di Mussolini, fondatore di un partito a cavallo tra destra e sinistra che, non possiamo fare a meno di specificare, è anche una caratteristica del Movimento 5 Stelle di oggi.

Con ciò non voglio insinuare che il M5S diventerà il nuovo partito fascista né che Salvini imporrà una dittatura, ma è innegabile che la situazione politico-sociale del dopoguerra abbia numerosi aspetti in comune con il quadro odierno.

Perciò se essere preoccupati per un’ormai prossima nascita di una dittatura neofascista è eccessivo, è fondamentale però che suoni il campanello d’allarme, anche perché la fine della democrazia può verificarsi anche attraverso lo stravolgimento del sistema dall’interno e con il mantenimento formale delle istituzioni democratiche. Il pericolo c’è e bisogna rendersene conto.

E’ quindi importante opporsi all’intolleranza, al linguaggio violento e superficiale, alle bugie che ogni giorno vengono messe in circolo su internet, alla svalorizzazione della memoria e dei diritti che abbiamo conquistato. Dobbiamo innanzitutto smettere di credere che l’opposizione si faccia solo in Parlamento; è infatti indispensabile partire dal basso, contrastando la deriva illiberale e l’indifferenza comune nelle conversazioni di ogni giorno, a scuola, per le strade. E’ necessario informare, sensibilizzare, promuovere la lentezza della cultura e l’approfondimento, garantire e tutelare la libertà incoraggiando la diversità e la varietà di idee, non aver paura di manifestare il proprio sdegno di fronte ai luoghi comuni e alle frasi discriminatorie troppo spesso spacciate per scherzi. Bisogna pensare ed esporsi, fieri di sostenere la propria opinione.

In una sola parola: resistere.

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